Quando la sera del 25 gennaio 1851 la banda del celebre brigante Stefano Pelloni, consegnato alla storia con il soprannome de “il Passatore”, fa irruzione nella cittadina di Forlimpopoli in Romagna, nessuno riesce a sfuggire al saccheggio e alle violenze. La gente corre in preda al panico per le strade o tenta di serrarsi in casa alla notizia che il bandito, del quale si narrano orride gesta, sconcezze e sevizie, sta mettendo a ferro e fuoco il paese. Tra di loro c’è anche un ragazzo di appena 31 anni. Non sa che quella fredda notte d’inverno sta per cambiare per sempre la sua vita.

Sembra iniziare proprio così, come un appassionante thriller, la storia di Pellegrino Artusi (nato a Forlimpopoli, provincia di Forlì, nel 1820), l’uomo divenuto celebre in Italia e nel mondo per aver consegnato all’umanità il suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”, un trattato che da quando ha visto la luce per la prima volta nel 1891 a Firenze, è stato ristampato in ben 62 edizioni, vendendo oltre 451.000 copie.

Eppure, fino a quella tragica sera del 1851, il giovane Artusi aveva vissuto una vita tranquilla. Suo padre Agostino e sua madre Teresa Giunchi erano membri di una famiglia agiata di Forlimpopoli dove esercitavano la professione di droghieri. Ma il Passatore e la sua banda di ladri e assassini non risparmiarono casa Artusi, dove una delle sorelle di Pellegrino venne ferita e l’altra, per il trauma riportato a seguito dell’intrusione, impazzì. Sarà costretta a trascorrere gli anni a venire in manicomio.

A seguito del tragico evento, gli Artusi scelgono di trasferirsi in Toscana, prima a Livorno e poi a Firenze, città nel pieno di una grande vigoria culturale in quegli anni. Anni in cui si compiva il Risorgimento italiano e la città toscana sarebbe diventata di lì a breve anche capitale d’Italia (1865).

L’Artusi, che in gioventù aveva fatto studi umanistici, si dedicò fino all’età di cinquant’anni all’attività di commerciante. Mestiere che gli diede discrete ricchezza ed una buona posizione, tanto da consentirgli, nel 1870, di ritirarsi e di potersi dedicare alle sue passioni culturali ed intellettuali.

Ora, bisogna ammettere che “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” non ebbe da subito successo, anzi, Pellegrino incontrò grandissime difficoltà nel trovare un editore disposto a pubblicarla. Del resto le sue precedenti fatiche (Vita di Ugo Foscolo e Osservazioni in appendice a trenta lettere del Giusti) non avevano raccolto le attenzioni del grande pubblico. Così, anche quando l’Artusi si presentò con il suo ricettario che raccoglieva 790 ricette di cucina, frutto di un’accurata ricerca storica sulla traduzione gastronomica italiana, alcuni editori storsero la bocca convinti, come ebbe modo di dire il professor Trevisan, che: “Questo è un libro che avrà poco esito”1. L’esito invece vi fu eccome, tanto che lo stesso Artusi definì il suo libro come una “Cenerentola”. Anno dopo anno, La scienza in cucina divenne uno dei punti di riferimento del mondo gastronomico del neonato stato italiano e successivamente lo divenne sempre di più, identificandosi con il suo autore al punto che il nome originale dell’opera è stato comunemente rimpiazzato dal cognome del suo creatore. Pellegrino Artusi, grazie al suo fondamentale lavoro di ricerca ed allo studio accurato delle tradizioni culinarie di tutta la penisola, da nord a sud, inserì questo importantissimo pezzo della nostra storia (forse ancor più importante oggi di allora) nel patrimonio identitario degli italiani e contribuì nel suo piccolo, assieme ad altri illustri esponenti dei più diversi ambiti artistici e intellettuali quali Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Alessandro Manzoni, Francesco Domenico Guerrazzi, Giovan Battista Niccolini, Massimo D’Azeglio, a creare quell’identità italiana della quale siamo testimoni oggi.

 

BIBLIOGRAFIA:
F. Serantini, Fatti memorabili della banda del Passatore in terra di Romagna, Lega, Faenza 1929
P. Camporesi, Introduzione e note a Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, Einaudi, Torino 1970
D. Balestracci, Medioevo e Risorgimento. L’invenzione dell’identità italiana nell’Ottocento, Il Mulino, Bologna 2015
SITOGRAFIA:
P. Zama, Dizionario Biografico degli Italiani, Pellegrino Artusi, www.treccani.it (consultato in data 13.07.2017)
www.pellegrinoartusi.it (consultato in data 12.07.2017)
NOTE:
1 Cit. tratta da www.pellegrinoartusi.it